Medea di Christa Wolf

Edizioni CDE 1996

 

Riallacciandosi a fonti antecedenti, Euripide, l'autrice tedesca dà una versione diversa del mito: Medea è una principessa della Colchide, in fuga da un padre che, per sete di potere, ha ucciso il figlio. Giasone rappresenta l'amore e la libertà, ma la diversità tra i due è incolmabile. Medea è donna dallo sguardo lucido e chiaro, che guarda nell'oscurità dell'animo umano senza paura e illusione: è una maga, perchè vuole capire e induce gli altri a essere consapevoli di sè, qualunque sia il prezzo da pagare. Ma a Corinto, dove si trovano ospiti del re, Giasone si allontana da lei: è un uomo greco, che crede nelle forze della ragione e che dell'inconscio ha paura. Gli stessi abitanti della città non amano questa donna, che scoprendo i loro segreti, li spinge ad assumere responsabilità e rimorsi, che non vogliono accettare. Creonte ha ucciso la primogenita e ha nascosto il crimine: per questo, la moglie si è isolata da tutti e Glauce, la figlia minore, traumatizzata dal doloroso evento che ha tentato di dimenticare, somatizzandolo, alla fine si uccide. Acamante, primo astronomo del re, pur essendo attirato da Medea, la fa diventare facilmente capro espiatorio del senso di colpa di tutta la città, per mantenere un potere che vacilla. L'esilio è inevitabile e Giasone, che poco ha capito e vuole capire, non la difende. La folla è però impazzita e, dato che la madre è riuscita ad andar via, uccide i figli di lei, condannando sia Giasone che Medea ad un residuo di esistenza disperata ...
Rielaborazione interessante, attuata attraverso le diverse voci dei vari protagonisti, sicché i punti di vista cambiano spesso e la vicenda si sfaccetta fascinosamente. Medea non è qui una donna folle di gelosia, che uccide i propri figli per punire, più dolorosamente possibile, l'uomo che sta per sposare un'altra, contro la quale si vendicherà altrettanto sanguinosamente. Di tutto questo, nel testo della Wolf non c'è traccia. Medea è la donna legata alla vita, al cielo e alla terra: la donna che guarisce gli uomini dalle malattie, che incanta e addomestica i serpenti, che guida con decisione nei meandri dell'inconscio, per far fiorire la ragione e il sentimento. L'uomo è invece il Potere, sempre incerto di sè e di sé assettato, avviluppato in spire d'ansia e di menzogne, sorrette inevitabilmente dalla violenza. Si può rimpiangere forse il mito che tutti conosciamo e che Euripide ci ha genialmente donato, ma l'operazione della scrittrice tedesca è notevole, lo stile è elegante e l'attenzione del lettore è subito catturata.
Un buon libro da leggere con piacere.

a cura di Maria Antonietta Amico

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